Archivio per 22 settembre 2010

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Droga sequestrata sparisce dalla caserma

22 settembre 2010

Sono stati trasferiti in altri reparti tutti e diciassette i carabinieri della stazione di Cinecittà. La drastica decisione è stata presa dopo la scomparsa di dieci chili di hashish proveniente da un sequestro avvenuto alcune settimane fa. Sarebbero stati gli stessi carabinieri ad aver riscontrato nel weekend la “manomissione di un reperto”. A quanto riferiscono i militari sono state avviate “tempestive indagini” per accertare eventuali responsabilità, “provvedendo al contestuale avvicendamento dei componenti del reparto”.

Cosa è successo nessuno lo sa ancora, le indagini, quelle interne e quelle della Procura sono appena cominciate. Intanto c’è solo una sorta di parola d’ordine tra i vertici dell’Arma: “Mai più altre vicende come quella della Compagnia Trionfale”, ovvero la compagnia che vede ben sei carabinieri coinvolti a vario titolo nell’affaire Marrazzo e nell’inchiesta trans. Il pensiero naturalmente non può che correre agli ultimi episodi che hanno visto al centro dell’intrigo politico-giudiziario che ha travolto l’ex governatore del Lazio. E per evitare che la ferita ancora non rimarginata procuri altro dolore questa volta i vertici dei carabinieri hanno deciso di andare fino in fondo.

Certamente è una misura drastica quella di trasferire tutti i componenti della Stazione, ma necessaria per dare il segno che ogni anomalia, ogni illegalità, verrà affrontato con il rigore più evidente e più radicale. In sostanza, anche se qui non è stato ancora accertato quali siano le reali responsabilità dei militari della Stazione di Cinecittà, bisogna allontanare le mele marce, come disse nei momenti più caldi del caso Marrazzo il comandante provinciale dei Carabinieri, Vittorio Tomasone. Ad ottobre, infatti, quattro militari della Compagnia Trionfale vennero arrestati perché accusati di aver ordito un ricatto, con tanto di filmino hard, nei confronti dell’allora governatore.

E quando l’indagine sembrava ormai nella fase finale la Procura di Roma, proprio i primi di aprile, ha inscritto nel registro degli indagati con l’accusa di favoreggiamento e falsa testimonianza altri due militari responsabili, secondo la Procura di Roma, di non aver detto tutto quello che sapevano in merito alle azioni illegali dei quattro colleghi arrestati. E così nell’inchiesta che ha portato ad un vero e proprio terremoto politico alla Regione e all’indagine su ben due omicidi, quello del trans Brenda e del pusher Gianguerino Cafasso, ora compaiono sei carabinieri, tutti della compagnia Trionfale: Carlo Tagliente, Luciano Simeone, Antonio Tamburrino Nicola Testini, Donato D’Autilia e un ultimo A.G.

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Incendio in un campo nomadi Muore un bimbo, grave il fratellino

22 settembre 2010

Un bambino di 3 anni è morto e il suo fratellino di 3 mesi è rimasto gravemente ferito a causa di un incendio scoppiato in una baracca in un campo nomadi di Roma. Lievemente ustionati anche i genitori dei bimbi, che tuttavia, dopo essere stati medicati in ospedali, sono andati via e al momento sono irreperibili.

Il campo nomadi si trova sulla direttrice Roma-Fiumicino, all’altezza di Parco dei Medici, in via Morselli.
I vigili del fuoco sono arrivati verso l’una e trenta nel campo nomadi con quattro mezzi, allertati perché un incendio era esploso nel campo e si era sviluppato in quattro baracche. Nel momento in cui hanno concluso le operazioni di spegnimento, i vigili del fuoco hanno trovato, in una delle baracche, il corpo del bambino. Il piccolo Mario è stato raggiunto dalle fiamme nel suo lettino e non ha avuto scampo.

Delle quattro baracche distrutte nell’incendio resta un mucchio di cenere dove si distinguono soltanto le reti dei materassi, un passeggino bruciacchiato e qualche straccio. I genitori di Mario, di 23 e 21 anni, si erano trasferiti nell’insediamento romano da circa un mese e venivano da Brescia. Gli abitanti del campo hanno riferito che il padre dei due bambini si guadagna da vivere raccattando e vendendo ferro.

Il fratellino neonato è stato portato all’ospedale San Camillo e poi trasferito al policlinico Gemelli. E’ in gravi condizioni e al momento i medici non lo hanno ancora dichiarato fuori pericolo.

L’incendio è divampato all’1.30 e gli otto abitanti delle quattro baracche, distrutte in venti minuti dalle fiamme molto alte, hanno tentato invano di spegnere il fuoco gettando secchiate d’acqua, dopo aver dato l’allarme a carabinieri e vigili del fuoco. A innescare il rogo, probabilmente, è stata una candela.

L’insediamento abusivo di via Morselli è a poca distanza dal campo nomadi della Muratella, a circa un paio di chilometri. Il sindaco Gianni Alemanno ha disposto per motivi di ordine pubblico e sicurezza l’immediato sgombero del campo rom. Tuttavia quasi la totalità dei nomadi non vuole abbandonare il campo e non accetta l’inserimento in altre strutture.

“Su indicazione del sindaco – ha detto l’assessore alla sicurezza Dario Ciardi – stiamo fornendo assistenza umanitaria alle persone, ora provvediamo alla demolizione delle baracche, allo sgombero totale e al reinserimento di queste persone in altre strutture”. Nel campo ci sono 63 persone, di cui 18 minori.

“La morte atroce di un bambino romeno di tre anni è un grave lutto che colpisce la nostra città. Sono i terribili rischi e i drammi che si vivono negli accampamenti abusivi che da troppi anni esistono a Roma”, ha affermato il sindaco Alemanno.

“Questo dimostra – ha ribadito il sindaco di Roma – che bisogna andare avanti rapidamente sul nostro piano nomadi che nella sua piena realizzazione prevede lo sgombero di tutti i campi abusivi per portare coloro che non hanno residenze fisse all’interno di campi autorizzati pienamente controllati sul piano della legalità, della sicurezza e della vivibilità. Rifletta chi ci lancia accuse di deportazioni quando sgomberiamo accampamenti abusivi per trasferire nomadi e baraccati dentro campi regolari e strutture di accoglienza”.

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ALLUVIONE MESSINA – RICHIESTE DI AIUTO

22 settembre 2010

A due settimane dalla tragedia che ha colpito la Sicilia, riviviamo tramite alcune richieste di aiuto quegli attimi di paura. Per non dimenticare…

Nel video tratto da youtube, possiamo sentire (e leggere) le richieste di aiuto da parte di alcune persone in difficoltà durante quegli attimi di paura. E’ da notare la descrizione dettagliata  da parte dei sopravvissuti di ciò che è appena accaduto. Credo che non c’è niente di meglio per “rivivere” quei momenti se non tramite le testimonianze immediate di chi si è trovato in difficoltà come queste persone.

Il video, come potrete leggere, è tratto da youreporter, nuova piattaforma online che consente a chiunque di diventare un reporter inviando propri contributi amatoriali come video e foto. Chiaramente in questo caso il video linkato su youtube è tratto dal sito youreporter, che a sua volta si ripropone di raccontare fatti di cronaca odierna tramite video inviati da persone comuni o presi da servizi televisivi.

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OBAMA SCAVALCATO DALLA CLINTON!

22 settembre 2010

E’ il sorpasso dell’anno, che rischia di creare serie spaccature tra i democratici.  In un sondaggio Gallup, uno dei più influenti in America, Hilary Clinton ha superato in popolarità Barack Obama. Tra i democratici i consensi a favore della segretaria di Stato sono saliti al 64% contro il 56% dell’attuale presidente. Clamoroso il rovesciamento, specie perché a gennaio l’indice di gradimento vedeva Obama spadroneggiare con il 78%, mentre la Clinton si aggirava attorno al 50%. Non è un caso, anche perché il calo del presidente ultimamente coincide con l’aumento di popolarità della first lady, Michelle Obama.
Al centro dei dissensi nei confronti di Barack, c’è l’ormai famosa vicenda sulla riforma della sanità in America, oltre alla gestione dei piani economici e la vicenda di quest’estate dell’arresto del professore afroamericano per opera di un poliziotto bianco. Questo ha creato molti dissensi tra gli stessi democratici, che  chiedono alla Clinton di candidarsi alle elezioni del 2012.  Lei per il momento sembra rimanere dalla parte dell’attuale presidente, confermando di non volersi candidare, ma di continuare ad appoggiare le idee e la presidenza di Obama.
Quest’aumento di popolarità di Hilary, inoltre, sembra essere gradito ai repubblicani, che cercano di creare una spaccatura proprio tra il presidente e la segretaria di Stato. Sembra, infatti, che i repubblicani stessi stiano facendo girare la voce di un Bill Clinton scontento dopo le dichiarazioni della moglie. Il motivo è il mancato riconoscimento del nobel per la pace, perso dall’ex presidente proprio ad appannaggio dell’attuale. Se calano i consensi di Obama a favore di Hilary tra i democratici, non migliorano quelli in ambito familiare.  Ad oggi, infatti, anche Michelle Obama sembra essere più gradita del marito. Da una notizia ansa (Adnkronos), risulta che l’attuale consenso tra i cittadini americani della first lady è salito al 61%, cinque punti in più rispetto al presidente che ha perso ben 13 punti in un anno. Michelle, che nelle ultime settimane si sta battendo in favore del cibo sano, procede la scalata al gradimento che la vede spadroneggiare tra le donne.
Personalmente penso che Obama potrà risolvere questo calo di assensi tra i democratici cercando di gestire meglio le vicende che gli stanno costando la permanenza alla casa bianca, magari proprio sfruttando l’attuale popolarità della moglie e l’appoggio rinnovato della Clinton.

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EXIT STRATEGY: IL PIANO VARATO DA OBAMA IN CINQUE PUNTI PER USCIRE DALLA CRISI

22 settembre 2010

G8 ampliato al G20, tornare alla scissione delle banche commerciali da quelle d’investimento, ridurre i paradisi fiscali in Svizzera, aumento dei capitali degli istituti finanziari e riequilibrio nel Fondo Monetario Internazionale a favore delle economie emergenti. Questi sono i punti principali su cui si è discusso a Pittsburgh, dove il G20 ha segnato una prima grande vittoria di Obama nella lotta alla crisi. Mandato in soffitta l’unilateralismo di Bush, ora si parla di una strategia globale per uscire dalla recessione, in cui paesi come Cina, Giappone e Brasile avranno ruoli fondamentali. La strategia di stabilizzazione finanziaria prevede un consistente aumento dei capitali per banche ed istituti finanziari, con la clausola del pagamento in toto qualora dovessero verificarsi nuovi tracolli. In questa maniera verrebbe tutelato il capitale dei risparmiatori ignari alla faccenda. Resta però aperto il problema delle banche “troppo grandi per fallire”. Secondo l’ex presidente della FED, Paul Volcker, nominato da Obama presidente dell’Economy Recovery, si devono trattare le banche in modo diverso dalle altre istituzioni finanziarie e si devono limitare le loro attività. Le banche non dovrebbero essere proprietarie di grandi fondi d’investimento non convenzionali. Inoltre rimane aperto il dibattito sulla separazione tra banca d’investimento e banca commerciale. Volcker fa ego al governatore della banca d’Inghilterra Mervyng King, che ritiene necessaria la separazione per evitare il contributo delle banche al fallimento del sistema. “Se le banche sono troppo grandi per fallire, torneranno a bussare alla Casa Bianca per chiedere aiuti finanziari, e Washington non potrà non aiutarle. Una chiusura di queste banche, chiaramente, segnerebbe un nuovo irrecuperabile collasso dell’intera economia statunitense e mondiale. Regole e ancora regole è quindi la strada tracciata da Volcker e accolta da Obama, che trova concordante anche Joseph Stiglitz. L’ex capo-economista della Banca Mondiale ha da sempre insistito sulla necessità di imporre controlli più severi sui mercati e di creare e far rispettare regole, limitando le banche che hanno ampie garanzie pubbliche, proibendo loro di trattare titoli derivati usufruendo di azioni di compravendita e di obbligazioni. Discordante riguardo il varo di un nuovo piano di stimoli, Lawerence Summers, che difende il piano concordato a Febbraio 2008. Secondo Summers quel piano non è stato un errore, perché sta funzionando e sta dando i suoi frutti. Bisogna lasciare piena fiducia alle banche, rafforzando il settore con regole prima inesistenti ed oggi necessarie per tutelare consumatori e profitti. Altro punto sul quale è stata concentrata la strategia di Obama è il recupero del fisco degli evasori americani. La notizia è di quelle rilevanti perché per la prima volta la Svizzera ha rinunciato al segreto bancario, rivelando al fisco americano i nomi dei cittadini stranieri che hanno capitali per oltre 12000 miliardi in banche svizzere. Inoltre, l’attuale presidente degli States ha un chiaro obiettivo. Fermare l’indebitamento e risanare il saldo negativo. Si evince un chiaro piano per ridurre i debiti. Con l’indebolimento del dollaro non si può tornare all’epoca in cui paesi come Cina, Germania e Giappone vendevano di tutto, mentre gli USA s’indebitavano a vista d’occhio con mutui e famiglie sempre meno parsimoniose. Bisogna effettuare una controtendenza, magari cercando di esportare e ridurre le importazioni. Prosegue, infine, la lotta alla disoccupazione. Per mettere nuovamente in piedi l’economia americana, c’è bisogno di ridurre il tasso di disoccupazione, che tutt’oggi si aggira intorno al 10% con oltre 8 milioni di posti di lavoro persi. Cifre che preoccupano, perché dall’inizio della crisi questo è il picco massimo toccato dal 1983 ad oggi. La strategia di Obama per il momento ha riscosso numerosi consensi, aspettando di capire se sarà realmente vincente o meno. Una cosa è certa, per risalire dovrà esserci più chiarezza riguardo il ruolo delle banche e bisognerà creare nuovi posti di lavoro, cercando di far rientrare i capitali americani dalla Svizzera e controllare la speculazione finanziaria, scongiurando una nuova bolla immobiliare che staziona fissa dietro l’angolo.

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L’IMMIGRAZIONE È “BELLA” PERCHÉ È VARIA

22 settembre 2010

L’emigrazione è una caratteristica che procede di pari passo con l’avvento e la divulgazione dell’uomo sulla terra. Emigrarono le popolazioni germaniche che si stanziarono in tutto il nord Europa; emigrarono, come la religione ci insegna, intere generazioni di ebrei per scappare dalle persecuzioni. Emigrarono polacchi, rumeni, russi, serbi e cecoslovacchi per cercare situazioni migliori negli anni della grande guerra. Emigrarono molti italiani durante gli anni post bellici per cercare lavoro e fortune economiche nelle Americhe.

Oggi emigrano principalmente rumeni, albanesi, marocchini, cinesi ed ucraini. Molti emigrano verso Germania, Francia e Spagna, e molti, oltre 5 milioni nel 2008, sono immigrati in Italia.

Immigrati. Questa parola solitamente genera perplessità, ripudio, odio e razzismo. C’è una sorta di prevenzione nei confronti di coloro che immigrano nel nostro paese con l’unico scopo di migliorare la propria vita. Non si distingue neanche più tra l’immigrato clandestino e l’immigrato regolarizzato. Tutti rappresentano una minaccia al nostro benessere, al nostro posto di lavoro e al nostro quieto vivere. La domanda sorge spontanea: “cos’è che ci spinge ad essere così intolleranti nei confronti degli immigrati ?” La risposta che spesso si sente è: “ci rubano il lavoro”. Ma si sente anche “vengono in Italia a creare disordine” e ancora “non ci sono case per noi italiani perché molte sono affittate agli stranieri”. La soluzione più logica a questi problemi è rispedire tutti gli stranieri nei propri paesi senza distinzione tra regolari e clandestini. E’ curioso notare che mentre la cancelliera Merkl apre agli immigrati regolari tedeschi perché “patrimonio economico per il futuro della Germania”, nel belpaese la lega propone la chiusura delle frontiere e richiede l’espulsione di tutti gli immigrati clandestini.

Quello su cui non si riflette è che chiudendo le frontiere non si risolve il problema. Molti clandestini, infatti, arrivano in Italia con un semplice visto turistico di validità 3 mesi. In quest’arco di tempo cercano un lavoro e una sistemazione ed il gioco è fatto. Tra questi immigrati-turisti abbiamo una grande affluenza di rumeni, polacchi e ucraini. Un discorso diverso va fatto per afghani, libici e marocchini che spesso arrivano clandestinamente richiedendo asilo politico (perché nei loro paesi è più complicato ottenere un visto turistico dalle ambasciate italiane).

Un altro punto su cui non si riflette è che gli stranieri non ci tolgono affatto lavoro. La maggior parte di loro è impiegato in lavori umili che noi italiani non facciamo: coltivare campi, lavorare in garage, ma anche badanti e colf sono lavori che nessun italiano farebbe. E’ quindi una fortuna avere queste persone che per poche centinaia di euro si sottopongono a lavori duri (anche 11 ore al giorno per un compenso di 1000 €, senza ferie pagate e giorni liberi a settimana). Il problema dell’immigrazione è un punto fermo che l’attuale governo Berlusconi continua a sostenere di “combattere a spada tratta”, sostenendo che negli ultimi due anni la percentuale degli immigrati in Italia è calata. Si continua ad alimentare la fiamma dell’intolleranza e dell’odio verso queste persone che in parte rappresentano un patrimonio per l’economia del paese.

L’Italia anche su questo problema è chiaramente un paese diviso. In Lombardia l’intolleranza è al limite della saturazione (anche perché è la regione più popolata da immigrati), mentre in parlamento c’è chi si schiera con Calderoli – Bossi e sostiene che un’Italia senza stranieri sarebbe un paese migliore, mentre c’è chi protegge e sostiene gli immigrati regolari. L’impressione è che con la chiusura delle frontiere non si risolverebbe molto, perché i clandestini continuerebbero ad arrivare dalle nazioni europee con il famoso visto turistico. E’ un tira e molla infinito, che va avanti da decenni; ma se si guarda indietro ci si accorge che il fenomeno dell’emigrazione va avanti da secoli, e per un certo periodo tanto importante quanto tragico della storia italiana, è stato anche un fenomeno che ci ha coinvolto in prima persona.

La maggior parte degli immigrati viene in Italia con un solo obiettivo: poter star meglio economicamente e condurre una vita migliore.

Non vengono qui per rubare, stuprare o cercare impieghi in aziende. Ma forse si è  troppo egoisti ed intolleranti per comprenderlo.

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