
EXIT STRATEGY: IL PIANO VARATO DA OBAMA IN CINQUE PUNTI PER USCIRE DALLA CRISI
22 settembre 2010
G8 ampliato al G20, tornare alla scissione delle banche commerciali da quelle d’investimento, ridurre i paradisi fiscali in Svizzera, aumento dei capitali degli istituti finanziari e riequilibrio nel Fondo Monetario Internazionale a favore delle economie emergenti. Questi sono i punti principali su cui si è discusso a Pittsburgh, dove il G20 ha segnato una prima grande vittoria di Obama nella lotta alla crisi. Mandato in soffitta l’unilateralismo di Bush, ora si parla di una strategia globale per uscire dalla recessione, in cui paesi come Cina, Giappone e Brasile avranno ruoli fondamentali. La strategia di stabilizzazione finanziaria prevede un consistente aumento dei capitali per banche ed istituti finanziari, con la clausola del pagamento in toto qualora dovessero verificarsi nuovi tracolli. In questa maniera verrebbe tutelato il capitale dei risparmiatori ignari alla faccenda. Resta però aperto il problema delle banche “troppo grandi per fallire”. Secondo l’ex presidente della FED, Paul Volcker, nominato da Obama presidente dell’Economy Recovery, si devono trattare le banche in modo diverso dalle altre istituzioni finanziarie e si devono limitare le loro attività. Le banche non dovrebbero essere proprietarie di grandi fondi d’investimento non convenzionali. Inoltre rimane aperto il dibattito sulla separazione tra banca d’investimento e banca commerciale. Volcker fa ego al governatore della banca d’Inghilterra Mervyng King, che ritiene necessaria la separazione per evitare il contributo delle banche al fallimento del sistema. “Se le banche sono troppo grandi per fallire, torneranno a bussare alla Casa Bianca per chiedere aiuti finanziari, e Washington non potrà non aiutarle. Una chiusura di queste banche, chiaramente, segnerebbe un nuovo irrecuperabile collasso dell’intera economia statunitense e mondiale. Regole e ancora regole è quindi la strada tracciata da Volcker e accolta da Obama, che trova concordante anche Joseph Stiglitz. L’ex capo-economista della Banca Mondiale ha da sempre insistito sulla necessità di imporre controlli più severi sui mercati e di creare e far rispettare regole, limitando le banche che hanno ampie garanzie pubbliche, proibendo loro di trattare titoli derivati usufruendo di azioni di compravendita e di obbligazioni. Discordante riguardo il varo di un nuovo piano di stimoli, Lawerence Summers, che difende il piano concordato a Febbraio 2008. Secondo Summers quel piano non è stato un errore, perché sta funzionando e sta dando i suoi frutti. Bisogna lasciare piena fiducia alle banche, rafforzando il settore con regole prima inesistenti ed oggi necessarie per tutelare consumatori e profitti. Altro punto sul quale è stata concentrata la strategia di Obama è il recupero del fisco degli evasori americani. La notizia è di quelle rilevanti perché per la prima volta la Svizzera ha rinunciato al segreto bancario, rivelando al fisco americano i nomi dei cittadini stranieri che hanno capitali per oltre 12000 miliardi in banche svizzere. Inoltre, l’attuale presidente degli States ha un chiaro obiettivo. Fermare l’indebitamento e risanare il saldo negativo. Si evince un chiaro piano per ridurre i debiti. Con l’indebolimento del dollaro non si può tornare all’epoca in cui paesi come Cina, Germania e Giappone vendevano di tutto, mentre gli USA s’indebitavano a vista d’occhio con mutui e famiglie sempre meno parsimoniose. Bisogna effettuare una controtendenza, magari cercando di esportare e ridurre le importazioni. Prosegue, infine, la lotta alla disoccupazione. Per mettere nuovamente in piedi l’economia americana, c’è bisogno di ridurre il tasso di disoccupazione, che tutt’oggi si aggira intorno al 10% con oltre 8 milioni di posti di lavoro persi. Cifre che preoccupano, perché dall’inizio della crisi questo è il picco massimo toccato dal 1983 ad oggi. La strategia di Obama per il momento ha riscosso numerosi consensi, aspettando di capire se sarà realmente vincente o meno. Una cosa è certa, per risalire dovrà esserci più chiarezza riguardo il ruolo delle banche e bisognerà creare nuovi posti di lavoro, cercando di far rientrare i capitali americani dalla Svizzera e controllare la speculazione finanziaria, scongiurando una nuova bolla immobiliare che staziona fissa dietro l’angolo.